La manifestazione del 19* per
la libertà di stampa
Se la manifestazione del 19 indetta dalla Fnsi per la
libertà di stampa sarà una grande manifestazione di popolo,
indubbiamente essa contribuirà all’isolamento e all’indebolimento di
Berlusconi, cioè di chi a questa libertà vuole mettere il bavaglio. Se
sarà così, dopo il 19 si potrà aprire un terreno più favorevole alle
lotte per tutte le libertà e i diritti costituzionali, ovunque essi
siano minacciati e colpiti. E dovrebbe essere più facile individuare
momenti di analisi e di convergenza per ricondurre dentro un disegno
unitario lotte e movimenti che al momento appaiono separati e divisi, e
perciò di poco peso sul quadro politico nazionale.
Al contrario, se il 19 sarà un appuntamento di soli
addetti ai lavori, chi ne uscirà rafforzato sarà proprio Berlusconi, e
un tema cruciale per la sopravvivenza della democrazia - la libertà di
stampa, appunto, e il diritto all’informazione - continuerà ad apparire
quello che nella realtà in larga misura finora è stato: uno scontro tra
potentati economici per il controllo del potere, oltre che delle
sovvenzioni pubbliche e della pubblicità. Perciò la questione principale
che sta di fronte a noi in questo momento è di impegnarci a fondo per
far sì che il 19 sia uno spartiacque, e diventi veramente il giorno di
una grande manifestazione di popolo, larga e partecipata.
Sottovalutare il nodo cruciale della libertà di
stampa, e quindi la centralità del sistema informativo nelle democrazie
post novecentesche, è un errore che la sinistra non può permettersi per
due diverse ragioni. Innanzitutto, perché la libertà di stampa e il
diritto all’informazione assumono sempre più un valore decisivo, dal
momento che il possesso dei mezzi di comunicazione di massa, anche in
virtù delle nuove tecnologie, consente la costruzione di un mondo
apparente in cui i soggetti sociali diventano le ombre di se stessi, e
il sondaggio viene elevato a regola fondante della democrazia.
Non insisto qui sul fatto, più volte analizzato, che
le classi subalterne, cancellate dal sistema dei media, non si
riconoscono come tali, e quindi non hanno alcun peso politico. Voglio
però sottolineare - in secondo luogo - che la libertà, in quanto
concreto esercizio dei diritti costituzionalmente riconosciuti, è
indivisibile. Come sono indivisibili i diritti civili, sociali e
politici. E’ pura utopia ritenere di poter difendere i diritti civili e
politici nella distruzione dei diritti sociali. Come è utopistico, e
anche molto strumentale e non poco autolesionista, dichiararsi paladini
della libertà di stampa e non muovere un dito quando si distruggono i
diritti del lavoro.
Parliamoci chiaro: una persona senza lavoro,
licenziata o oppressa dalla precarietà, non è libera. Ma del precetto di
Bobbio, secondo cui i diritti sociali sono il fondamento della libertà
della persona, molti si sono dimenticati. Come pure delle parole di
Roosevelt: “La libertà di una democrazia non è salda se il popolo
tollera la crescita di un potere privato al punto che esso diventa più
forte dello stesso Stato democratico”. Questo è il nodo: Berlusconi va
rovesciato perché sta distruggendo le basi della Repubblica democratica
e dell’unità della nazione. Per questo, e per smantellare una cultura
del management che considera l’Italia un’impresa in cui il proprietario
comanda e gli altri obbediscono, il ruolo di una sinistra capace di
parlare al Paese è insostituibile.
Paolo Ciofi
(articolo pubblicato anche su Liberazione del 15 agosto 2009
con il titolo "Indivisibile è la difesa dei
diritti sociali, politici e civili. Difendiamo
l'informazione, difendiamo il lavoro")