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« Un macchinista chiede treni sicuri: licenziato»

 
 

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« Un macchinista chiede treni sicuri: licenziato Macchinista licenziato: parte la petizione on line per il reintegro» 17 Agosto 2008 Licenziato da Trenitalia. Dante De Angelis: “Ho parlato per evitare morti inutili. Mi hanno fatto cacciare dalla polizia”

Dante De Angelis, macchinista licenziato per la seconda volta dalle Fs, alle sette di sera si trova in treno. «Solo per andare al mare dalla mia famiglia, non per lavoro», precisa. Dante di figli ne ha tre: 24 anni il primo, quattro anni e mezzo e tre gli ultimi due. Ha un mutuo da pagare e a questo punto un bel po’ di piani familiari da riconsiderare. Ma è anche un leader storico dei macchinisti, un rappresentante per la sicurezza, uno che è stato già reintegrato una volta nel suo lavoro e che ha continuato a dire quello che pensava senza lasciarsi intimorire.

Licenziato a Ferragosto. Che cosa le hanno detto?
«Ieri (venerdì, n.d.r.) sono andato al lavoro e il responsabile locale mi ha detto che ero licenziato, che non ero più ferroviere, e che dovevo uscire dall’impianto».

Non le avevano detto nulla prima?
«No, sono andato all’impianto senza sapere nulla. Il responsabile locale mi ha detto che avevano notificato il provvedimento il giorno prima, ma io venivo dal mare dove era la mia famiglia, non avevo ricevuto nulla. Ho chiesto che mi mettessero qualcosa per iscritto ma mi hanno risposto che dovevo uscire, che lì non potevo più stare. Hanno chiamato la Polfer e mi hanno fatto allontanare».

Ha capito perché l’hanno licenziata?
«Sono tornato a casa e ho trovato una cartolina nella cassetta delle lettere. Lunedì andrò a ritirare l’atto e leggerò le motivazioni. Quello che so è quello che è scritto nel comunicato delle Fs».

Ha rilasciato dichiarazioni «contrarie alla verità, infondate e pretestuose» sulla vicenda degli Eurostar spezzati. E ha provocato «un grave danno all’azienda».
«Ho fatto solo il mio dovere nell’interesse di tutti. Se non l’avessi fatto sarei stato molto male. Sono Responsabile per la sicurezza: penso che il mio dovere sia quello di dire prima che ci sono dei problemi, di evitare di andare ai funerali».

Che cosa in quello che ha detto non è piaciuto alle Fs?
«C’era stata una prima dichiarazione in cui facevo riferimento a problemi di manutenzione e controlli nella manutenzione, usura e progettazione. Le Fs hanno invece ribattuto che la colpa era dei macchinisti che avevano lasciato inserita indebitamente un’apparecchiatura di sicurezza. Mi sono limitato a contestare questo argomento ma non ho formulato accuse sull’episodio in sé, ho solo ricordato che il problema della sicurezza è sempre aperto e che un errore umano che si commette ogni giorno su tanti treni senza provocare problemi non può assolvere un sistema di sicurezza che deve essere in grado di prevenire i problemi».

Lei è già stato licenziato una volta per la sua attività sindacale, e ha ottenuto di essere pienamente reintegrato dalle Fs. Di recente ha anche presentato insieme con altri rappresentanti per la sicurezza un’opposizione alla richiesta di archiviazione del processo per la strage di Crevalcore. Il 23 settembre l’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti e altri due alti dirigenti dovranno andare a rispondere di omicidio colposo in tribunale anche per colpa sua. Gliel’hanno fatta pagare?
«Io penso di aver fatto solo il mio dovere nell’interesse di tutti, ho agito in base a quello che il mio ruolo e la mia coscienza mi dicevano di fare».

E ora?
«Lunedì tornerò a Roma a prendere la lettera delle Fs, la leggerò e mi occuperò degli aspetti legali di questa vicenda».

(La Stampa)

 
 

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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.