|
Le conclusioni dell'Ispettorato sui
3200 cocoprò del call center romano. Rimborsare i contributi fino al 2001.
L'azienda: faremo ricorso. Il ministero: «L'ispezione è valida»
Storica sentenza nel campo dei call
center e del precariato: l'Ispettorato del lavoro, dopo gli accertamenti
svolti nei mesi scorsi, ha ingiunto ad Atesia - call center del gruppo Cos
- di assumere a tempo indeterminato tutti gli attuali 3200 lavoratori a
progetto. E non basta: la società dovrà anche versare i contributi
arretrati a circa 8-10 mila lavoratori transitati sulle sue postazioni
negli anni passati, a partire dal 2001. In pratica, si riconosce agli
operatori del call center (attuali e passati) lo status di lavoratori
subordinati, pur essendo contrattualizzati come cocoprò (e, prima della
legge 30, come cococò). Il gruppo Cos, dal canto suo, definisce
«sconcertanti e contraddittorie» le disposizioni dell'Ispettorato, e
annuncia ricorso. «Contraddittorie - spiega - perché in antitesi con la
linea adottata dal ministero del Lavoro: non considerano infatti la
distinzione contenuta nella Circolare del 14 giugno scorso tra attività
inbound e attività outbound, oltre a non rispettare il principio
della gradualità della sua applicazione insito nella previsione di un
periodo di informativa alle aziende».
Il gruppo Cos è il vero big del settore di call center in Italia: conta
circa 15 mila lavoratori, registra un fatturato annuo di 250 milioni di
euro, tra partecipazioni e controllo diretto ha in mano i call center dei
principali gruppi aziendali italiani, senza contare numerosi appalti dalla
pubblica amministrazione. Il call center romano Atesia lavora
principalmente per la compagnia Telecom e per la Tim, ma le cuffiette della
Cos, in tutta Italia, servono big privati e pubblici come Alitalia, Wind,
Barilla, Sky, l'Istat, l'Inpdap, varie province, regioni e ministeri. Il
gruppo si difende affermando che ha già assunto «oltre 4 mila dipendenti
negli ultimi anni e che si apprestava ad assumerne altri 3 mila. Con tali
cifre - continua - la Cos avrebbe avuto di gran lunga il più alto numero di
lavoratori subordinati di tutto il settore: chiediamo al ministero del
Lavoro di garantire uguali condizioni a tutti i soggetti che operano in
questo mercato a partire dalle istituzioni stesse, dalle amministrazioni e
dalle aziende pubbliche che per prime hanno offerto e utilizzato il lavoro
a progetto. Se si ritiene che la forma corretta di lavoro per tutti gli
operatori impegnati nei call center sia quella del lavoro a tempo
indeterminato, allora è necessario che questo principio sia applicato
ovunque, e noi ci adegueremo».
Interessante, a questo punto, è il fronte che si apre con il ministero del
Lavoro: Cos, infatti, respingendo le conclusioni dell'ispettorato e
annunciando ricorso, chiama in causa proprio la circolare emessa il 14
giugno dal ministro Cesare Damiano, che distingue tra lavoro inbound (di
ricezione, dunque subordinato perché legato passivamente alle telefonate in
arrivo) e outbound (chiamate in uscita, fatte per proporre un servizio, e
dunque, a parere del ministero, configurabili nel lavoro a progetto perché
il lavoratore potrebbe gestirsi autonomamente i tempi).
Una prima risposta del ministero arriva dal sottosegretario al Lavoro Rosa
Rinaldi: «Il lavoro dell'Ispettorato è fatto in piena autonomia e applica
le regole in vigore, dunque non è assolutamente contrattabile - spiega -
D'altra parte, la circolare non agisce sul pregresso: l'ispettorato si è
mosso su richiesta dei lavoratori ed evidentemente ha rilevato delle
irregolarità. Noi avevamo tentato un tavolo, ma l'azienda ha preferito
attendere le conclusioni delle ispezioni. Per quanto ci riguarda, prendiamo
atto dei risultati dell'ispezione e anzi ci convinciamo di aver agito nella
giusta direzione quando abbiamo emesso la circolare, che non parla di un
call center in particolare ed è fatta per formare i nostri ispettori e dare
un indirizzo alle aziende. A questo proposito - conclude il sottosegretario
Rinaldi - dal 15 settembre partirà il lavoro di informazione, che a fine
anno sarà seguito dalle vere e proprie ispezioni».
I lavoratori accolgono con soddisfazione le conclusioni: «E' ovviamente una
bella notizia», commenta Pompeo Scopino, delegato Cgil. E ricordano che l'outbound
svolto in Atesia non ha per nulla carattere di proposta commerciale, nella
tipologia descritta dalla circolare ministeriale, ma è ad esempio quello di
Istat o Unioncamere per ricerche e indagini: dunque è certamente
configurabile come lavoro subordinato.
Cesare Damiano
Il ministro del Lavoro e delle
Politiche sociali Cesare Damiano per ora ha evitato di
intervenire direttamente sul caso Atesia, riservandosi di
leggere i risultati dell´ispezione. Ma si dice già certo che
la situazione lavorativa di questi immensi centralini non può
restare così com´è. «A partire dal 15 settembre cominceremo
con le ispezioni di accompagnamento - ha detto il ministro –
per spiegare alle imprese quali sono i nostri intendimenti:
tutto ciò che è lavoro subordinato va classificato in questo
modo, quindi, tutto quello che è lavoro a progetto e ricade
nella normativa del lavoro subordinato dovrà essere
trasformato in lavoro subordinato». D´altro canto, già la
circolare ministeriale del 14 giugno scorso andava in questa
direzione, distinguendo il lavoro nei call center tra chi
presta un servizio per grandi aziende – e dunque svolge a
tutti gli effetti un lavoro subordinato, con un committente,
una postazione di lavoro, dei capi – e chi fa attività di
promozione e sondaggi, dunque, in senso lato, segue un
"progetto". Ed è proprio a questa distinzione che fa appello
Atesia per trovare un vizio nei documenti che la condannano
all´assunzione dei suoi dipendenti e che, dicono, renderà
«impossibile competere sul mercato e proseguire nel cammino
virtuoso che abbiamo intrapreso». |
|