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Cos'è il lavoro? - ricerca di come è oggi

Vicenza e provincia, i numeri della crisi  
 
Con una popolazione di 819.297 residenti al 31 dicembre 2003 (di cui 111.409 nel Comune capoluogo), la Provincia di Vicenza si configura come una realtà sociale in evoluzione (basti pensare al forte saldo migratorio), in presenza di una struttura economica molto articolata in cui spiccano però due caratteristiche di fondo. In primo luogo, la prevalenza del manifatturiero (con il 49,2% degli addetti) sul terziario (47,8% degli addetti), con una posizione residuale dell’agricoltura (solo il 3%). In secondo luogo, la presenza di due comparti specifici, l’orafo e il conciario, in cui i vicentini eccellono e che hanno un particolare peso nella struttura delle esportazioni, subito dopo il settore metalmeccanico e il tessile- abbigliamento. I quattro settori insieme coprono l’83,4% dell’intero export vicentino, così suddiviso 45,1% Europa, 17,1% America settentrionale, 13,2% Asia, 24,5% resto del mondo.
La disaggregazione settoriale del Pil della provincia conferma il peso notevole dell’industria (42,7%), analogamente alla provincia di Treviso (40,9%), mentre nel Veneto le attività industriali pesano solo per il 23,7% a causa dell’esorbitante quota che i servizi hanno a Venezia.
Caratteristica del “modello Nord Est” è l’alto tasso di occupazione complessivo (Vicenza 65,4%, Veneto 63,0%, Italia 55,4) come pure di quello femminile (rispettivamente, 55,9% , 50,7%, 42,0%). Ma sulla crisi del modello influisce evidentemente la conformazione delle imprese per classi di addetti: 71,9% da 1 a 2 addetti; 20,4% da 3 a 9; 6,8% da 10 a 49; 0,8% da 50 a 249; 0,1% oltre 250 addetti. La fragilità di questa conformazione è confermata dal fatto che l’87% delle imprese, che copre il 20,8% del business vicentino, fattura in media meno di 5 milioni di euro l’anno, mentre tra i 5 e i 10 milioni di euro si situa l’11,2% delle imprese, che generano il 41,2% del fatturato. Solo l,1% delle imprese vicentine ha un business superiore ai 50 milioni di euro, ma copre il 31% del fatturato complessivo.
Vicenza, con un export sceso a 9.266 milioni di euro, si conferma la terza provincia esportatrice italiana dopo Milano e Torino, ma lascia sul terreno oltre un quinto del suo export. Nel 2003 le esportazioni in Usa sono calate del 25,8%, quelle in Germania addirittura del 36,4% a dimostrazione che evidentemente il problema non è l’euro. Nel frattempo, tra il 2000 e il 2004 le ore di Cassa integrazione sono aumentate del 276,5%. Secondo la Fondazione Nordest, “l’esigua dimensionalità appare più come un limite che come l’irrobustirsi di una chanche”.

 (a cura dell'Associazione articolouno)
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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.