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La “filiera moda” sta dentro un
assetto economico caratterizzato dalla presenza dominante
del terziario. Secondo elaborazioni Ires Cgil, nel 2003 in
Campania le imprese operanti nel settore erano 280.714 su
un totale di 368.214, con 1.077.820 addetti su un totale
di 1.559.231. A Napoli l’attività’imprenditoriale
prevalente è senza dubbio il commercio, visto che ben 44
imprese su 100 operano in questo ambito. E sebbene il
numero delle imprese presenti nel napoletano sia piuttosto
elevato, in rapporto alla popolazione si ottiene una
densità imprenditoriale (6,6%) che colloca Napoli al
quartultimo posto in Italia. Al contrario, per quanto
riguarda la disoccupazione, la provincia napoletana fa
registrare il terzo maggior valore del Paese, con il
24,7%. Quanto al reddito pro capite, esso appare
particolarmente modesto in relazione a quello di molte
Province del Sud e alla media nazionale (10.500 euro
contro 15.000).
Nel comparto della moda, comprendente in senso lato il
tessile-abbigliamento e il settore calzaturiero e della
pelle, l’Ires Cgil ha realizzato nei primi mesi di quest’anno
un’indagine a campione, tramite un questionario diffuso
tra i lavoratori, di cui riportiamo alcuni dati. La
maggior parte delle imprese nelle quali operano gli
intervistati, il 44,4%, produce per altri marchi (terzisti)
e solo il 24,7% per un marchio proprio, ma spesso
nell’ambito del mercato locale o nazionale. La dimensione
media è di 22 addetti per impresa, mentre dieci anni fa
era pari a 42 addetti. Dalle risposte dei lavoratori si
ricava inoltre che poco più della metà delle imprese
(51,9%) ha investito per rinnovare impianti, attrezzature
e software. Il 58% degli intervistati sostiene che nel
settore si fa uso regolare di lavoro nero e/o sommerso per
evadere le tasse e contenere i costi di produzione. Il
43,2% afferma che in una situazione del genere sarebbe
disposto a denunciare il fatto per non coprire pratiche
illegali e per aiutare i propri compagni. D’altra parte,
il 34,6% non sarebbe invece disponibile alla denuncia per
il timore di ricevere minacce o addirittura per non
perdere il posto di lavoro. Il 48,1% degli intervistati
sostiene che la criminalità organizzata è penetrata in
maniera diretta nel settore.
(a cura dell'Associazione "articolouno")
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