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 La forma del nuovo soggetto politico

 

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Bozza di documento scaturito dal seminario

del 21 gennaio 2008

Sulla forma del nuovo soggetto unitario della sinistra

 

1--La forma del nuovo soggetto politico

 

Dopo il lungo ciclo di espansione dell'economia e dei diritti, negli anni 70 è iniziata una controffensiva che ha segnato una sconfitta del mondo del lavoro. L’affermazione di un modello di globalizzazione capitalistica basato sulla finanziarizzazione dell’economia ha accentuato questa sconfitta, dando luogo a forme della rappresentanza politica che escludono il mondo del lavoro, i lavoratori dipendenti. La democrazia tende a trasformarsi in oligarchia, e i soggetti sociali, per difendere ed affermare i propri specifici interessi, si sono sempre più organizzati in forme associative diverse. In questo processo, la storica funzione dei partiti, di connessione tra società e istituzioni, si è spezzata, e i partiti stessi si sono sempre più istituzionalizzati e separati dalla società. Anche per questa ragione sono cresciute associazioni più specificamente politiche ad integrazione/sostituzione dei partiti.

Il problema principale che il ventesimo secolo ci ha consegnato è costituito da questa crisi e dalla separazione tra partiti, associazioni, movimenti e soprattutto tra rappresentanze e rappresentati.

La sinistra del nuovo secolo deve cercare di dare risposta a questi problemi. Infatti, se la diffusione, soprattutto a sinistra, di queste differenti forme di organizzazione e di espressione delle persone che vogliono cambiare il mondo è un fatto straordinario di vivacità democratica e di partecipazione, la divisione di ruoli che si è prodotta ha finito per far nascere e proliferare gerarchie e burocrazie. La scommessa da fare e che dovremmo saper vincere, senza per questo voler assorbire tutto in uno, è quella di un soggetto politico che crei sinergia, che metta in rete, che superi le separazioni/paratie, che sia capace di coniugare qualità della proposta e partecipazione democratica. 

Per questo la forma del nuovo soggetto politico dovrebbe essere “nuova”, diversa da quelle tradizionali, e tale da caratterizzarsi principalmente su un punto: l'elaborazione collettiva delle posizioni e delle proposte mettendo in sinergia valori ed ideali con i problemi a cui va data soluzione, superando la dicotomia tra associazioni e movimenti, che pongono istanze, e partiti, che fanno sintesi ed elaborano proposte. Si tratta cioè di praticare una "democrazia elaborativa e della decisione" che parta dalle condizioni reali di vita delle donne e degli uomini in carne ed ossa, indichi e proponga soluzioni, organizzi lotte e sbocchi politici, e sia in grado di raccordarli con un generale progetto di trasformazione della società.

Ciò richiede un grande sforzo di elaborazione teorica e l’impianto di una nuova cultura politica che muova dell’analisi della realtà, dalla lettura critica del modello sociale dominante e delle forme con cui si esercita il potere culturale-mediatico, oltre che quello economico-politico.

La forma del nuovo soggetto deve andare perciò ben oltre le specifiche forme esistenti e consentire questa costruzione complessa.

 

2--La rappresentanza ed i luoghi di insediamento

 

Nella storia della sinistra i luoghi sono stati quelli di lavoro, le scuole, i quartieri. Questi luoghi di insediamento si sono indeboliti per ragioni oggettive e soggettive, che hanno investito le condizioni e i bisogni materiali di vita come pure la sfera del simbolico, contribuendo a spostare i luoghi medesimi della produzione e del consumo, dell’incontro e dello scambio sociale. La cultura dell’individualismo e dell’egoismo ha trovato così terreno più facile per la sua diffusione.

Il nuovo soggetto politico ha oggi due problemi da risolvere: il primo riguarda la identificazione dei soggetti principali che esso vuole rappresentare, il secondo quella delle nuove forme con le quali i soggetti sociali si organizzano e si esprimono.

2.1 -Al primo problema la risposta va data scegliendo e decidendo di rappresentare il mondo del lavoro e superando l'idea devastante che per rappresentarlo nei suoi cambiamenti si deve offuscarne la rappresentanza specifica alla ricerca di una rappresentanza di tutti che finisce per diventare la rappresentanza di chi detiene il potere economico. Al contrario la rappresentanza va ricostruita "inseguendo" il lavoro nelle forme e nelle sedi  vecchie e nuove in cui si manifesta. Quindi essendo presenti sia nelle fabbriche e nei cantieri in cui si muore per la durezza e l'insicurezza, sia nelle nuove "fabbriche del precariato" parcellizzate e disperse, sia ancora in quelle forme di "lavoro autonomo di terza generazione" dove tanti giovani cercano di costruire un loro futuro nel disperato tentativo di sottrarsi allo sfruttamento e di potersi realizzare.

2.2 Solo ripartendo da questo radicamento sociale si può dare risposta al secondo problema:  i luoghi di insediamento. A partire dall'insediamento primario nel lavoro e nei suoi luoghi si può costruire una capillarità di radicamento che si estenda al territorio dove nascono conflitti che riguardano la condizione di vita e che ruotano attorno ai temi dell'ambiente, della casa, dei trasporti e così via. Questi conflitti sono per loro natura meno strutturati e più mobili. Essere insediati nel territorio deve, perciò, significare interagire con le soggettività e con le esperienze che nel territorio si manifestano, mettere in sintonia condizione di lavoro e condizione di vita, mettere in rete forme organizzate nei luoghi di lavoro, come il sindacato, e forme organizzate nel territorio.

 

3--I modi dell'agire del nuovo soggetto politico.

 

Questo terzo spunto di riflessione riguarda le modalità dell'agire e quindi  del funzionamento e dell'organizzazione del nuovo soggetto politico che vogliamo costruire. Nelle esperienze e nei soggetti esistenti - partiti, associazioni, movimenti- si riscontrano modalità di organizzazione e funzionamento che vanno da forme fortemente strutturate ed organizzate a forme più elastiche e flessibili. Il nuovo soggetto dovrà avere una sua organizzazione strutturata, ma occorre fare in modo che essa non riproduca i meccanismi di formazione di gerarchie e burocrazie che sono causa dell'attuale crisi della sinistra e della sua separazione dalla società.

I modelli organizzativi e di funzionamento specifici possono essere molti e non sarebbe corretto definire in tutti i dettagli un modello valido per le diverse realtà territoriali. Importante è, però, fissare alcuni criteri generali da applicare dappertutto. Due possono essere i principali.

            3.1 Il primo dovrebbe essere quello di una "rigorosa rappresentanza della complessità" in cui oggi si manifestano le diverse forme dell’agire politico e della partecipazione democratica dei singoli. Tra le ragioni della crisi della politica c'è la progressiva autoreferenzialità, prodotta anche dal fatto che gli organismi di direzione ai diversi livelli sono sempre più composti da"ceto politico". Non si tratta sempre di una scelta a-priori, ma di un processo di selezione ed autoselezione progressivi reso possibile dall'assenza di regole rigorose. La varietà e complessità di forze ed esperienze che vogliamo mettere insieme richiede, se non vogliamo ripetere gli errori, un rigore straordinario nelle regole di formazione ed in quelle di funzionamento. La formazione degli organismi deve ispirarsi al principio della rigorosa rappresentanza delle diverse forme e articolazioni in cui si esprime oggi l’agire politico. Nella fase costituente, soprattutto, è indispensabile che siano definite regole tali da garantire la presenza di rappresentanti dei partiti, delle associazioni e dei movimenti, di uomini e di donne, di giovani e di anziani, di persone che hanno incarichi e responsabilità politiche e di persone che non ne hanno. Si tratta di un mix complesso e difficile da praticare, ma che dovrà costituire la vera e propria  carta di identità della nuova formazione.

3.2 Il secondo criterio generale dovrebbe essere quello della "rotazione". Nelle responsabilità principali dovrebbero essere stabilite regole precise di rotazione negli incarichi ed in particolare in quelli  connessi ad attività di comunicazione o a ruoli decisionali che possono far incancrenire e degenerare posizioni di potere

A questi criteri se ne dovrebbero affiancare altri specifici come la revoca degli incarichi  la non cumulabilità degli incarichi elettivi con quelli di nomina, e quella delle indennità per funzioni politiche con quelle da professione, la limitazione del numero di consigliature a tutti i livelli, ecc.

 

 

 

4--Il percorso costituente  ed il nostro ruolo

 

L'unificazione di storie, esperienze, istanze e forme organizzate così diverse non può che nascere da un processo.

Il modo in cui questo processo avviene e la sua capacità di farne diventare protagoniste le persone sono essenziali per la sua riuscita. Noi promotori degli appelli romani ci siamo caratterizzati soprattutto per la convinzione che la sommatoria dei partiti esistenti sia insufficiente (oltreché, come stiamo vedendo, molto fragile) e che occorra un forte e partecipato processo costituente che coinvolga le persone. Per questo proponiamo al confronto questo percorso operativo:

a.     Costituire Comitati territoriali diffusi ed aperti creando sedi specifiche come le Case della Sinistra

i.         Consentire adesioni collettive ed adesioni individuali promuovendo raccolte di firme di adesione al progetto di costituzione del nuovo soggetto politico

ii.        Promuovere una consultazione popolare nella città intorno ai valori, ai contenuti e alle forme di una sinistra nuova, unitaria, plurale ed ecologista

b.      Far nascere successivamente livelli organizzativi territoriali  che siano espressione di queste realtà, e che vedano la partecipazione di soggetti espressione delle organizzazioni aderenti, ma anche di personalità e persone delle professioni e della cultura. Che costruiscano programmi  e  concorrano alla loro realizzazione con la pratica della democrazia partecipativa.

c.      Un percorso operativo come questo suggerito, arricchito delle idee e delle esperienze dei soggetti che parteciperanno, deve avere l'ambizione di ridare voce e protagonismo da un lato alle tante  persone di sinistra che si sono allontanate deluse dalla politica, dall'altro di fornire una occasione di impegno e di partecipazione ai tanti giovani che si sono affacciati e si affacciano alla politica animati dalla volontà di cambiare la società ed il mondo in cui viviamo, ma che sono respinti o che si ritraggono di fronte ad un panorama politico  frammentato, chiuso ed autoreferenziale. Senza un vero moto di partecipazione e di protagonismo, le regole che abbiamo cercato di delineare non servono a niente,  le speranze di rinnovamento che ci animano rischiano di essere ancora una volta deluse e la  sinistra rischia di diventare più marginale se non di scomparire. Per questo chiediamo di discutere queste proposte e di cambiarle ed arricchirle, ma di farlo costruendo, nello stesso tempo, iniziative di coinvolgimento per mettere il nuovo soggetto politico con i piedi a terra nella società che vogliamo rappresentare e cambiare.

 

Roma, Casa delle Culture

21 gennaio 2008

 

Direttore e webmaster, Ignazio Mazzoli

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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.