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Appello per una Costellazione democratica
Crediamo di fare cosa utile e gradita ai nostri lettori riportando
qui di seguito l'appello per una Costellazione democratica insieme
al sua attuale sottoscrizione di 500 firme. L'appello arriva in una
particolare congiuntura dell'avventura politica di Silvio Berlusconi
che mira ad "sovvertimento profondo del sistema politico e
delle idee portanti della società italiana".
In quindici anni il sistema
politico e le idee portanti della società italiana hanno subito un
sovvertimento profondo, in cui sono confluite le tendenze negative
che già avevano piagato il Paese nei primi decenni della storia
repubblicana, nonostante il rapido sviluppo economico e il graduale
affermarsi degli istituti e delle pratiche della democrazia.
In breve tempo si è
passati dall'esaltazione della sovranità popolare al mito della
governabilità, ma si è dimenticato che secondo la Costituzione
governare vuol dire mettere lo Stato dalla parte degli interessi
generali e, quando gli interessi confliggono, dalla parte delle
componenti sociali e degli esseri umani più deboli, ai quali
ostacoli di ordine economico e sociale limitano la libertà e
l'uguaglianza e impediscono il pieno sviluppo come persone.
Si è passati dal
dominio delle ideologie al rifiuto delle idee, al discredito delle
culture politiche e alla marmellata delle posizioni etiche e
religiose; non si spiegherebbe altrimenti l'imbarbarimento della
lotta politica, né si spiegherebbe come la Lega potrebbe proclamarsi
l'unica forza politica cristiana e cattolica, capace di dialogo con
la Chiesa, quando disegna una società nella quale nessuno ha altro
Dio che se stesso, i profughi sono respinti e fatti morire in mare,
gli stranieri sono criminali a norma del diritto positivo, ai
musulmani è negata la dignità umana inerente alla libertà religiosa
e il Pronto soccorso, le sale parto, gli ospedali, gli uffici dello
stato civile e talvolta anche le panchine e gli autobus sono vietati
a chi non ha il permesso della Polizia.
Si è passati dalla
frammentazione delle forze politiche, all'idea di due soli
contenitori, uno di destra e uno di sinistra; però la sinistra è
considerata dannosa e superflua, senza posto in Parlamento, e
addirittura nel Partito democratico il candidato on. Bersani viene
sollecitato a censurare la stessa parola "sinistra" se vuol essere
eletto.
Si è passati da un
sistema elettorale anche troppo proporzionale ed esposto a chi
cercasse di procurarsi anche una briciola di potere, a un sistema
seccamente oligarchico in cui moltissimi cittadini sono costretti a
non votare, o a votare per risultati opposti a quelli desiderati, o
a votare - anche se ciò è meno nuovo - turandosi il naso; e in ogni
caso nessuno può votare per eleggere nessuno, ma può solo fornire il
proprio voto alle nomine già effettuate dagli apparati di partito;
nessuna minoranza, senza snaturarsi o vendersi, è più ammessa al
festino.
Si è passati dalla
divisione dei poteri e da un certo pluralismo dell'informazione
all'attentato contro i tutti i poteri deputati a indirizzare,
controllare e limitare il potere dell'esecutivo e del cosiddetto
"premier". Il Presidente della Repubblica è assediato al Quirinale,
la magistratura è ogni giorno sfidata, ispezionata e minacciata, la
televisione irresistibilmente attratta in un unico palinsesto, i
direttori dei giornali sono costretti a cambiare mestiere, le
interviste, a cui si risponde portando l'intervistatore in
tribunale, potrà ormai permettersele solo chi abbia un editore
pronto a rischiare per la pena qualche milione di euro.
Si è passati da
un'idea perfino ipocrita della morale pubblica, all'idea della sua
encomiabile trasgressione in privato, i palazzi del potere sono
diventati vetrine di edonismo, il Muro è caduto e d'oltrecortina
arriva il letto di Putin, siamo diventati spettacolo al mondo e dal
vertice della ricchezza e del potere si sparge nel Paese una
palpabile aura di corruzione. Ciò rende impossibile anche una serena
trattazione legislativa di materie eticamente sensibili.
Si è passati da una
eccessiva facilità di avvicendamento dei governi a una loro pretesa
inamovibilità, qualunque cosa accada e qualunque cosa facciano, per
una intera legislatura. Ma in una legislatura si può fare la guerra
e si può espiantare la democrazia.
Questa analisi,
formulata dagli uni, può essere non in tutto condivisa, può essere
corretta o integrata da altri. Come ogni critica, essa stessa può
essere sottoposta a critica. Non è dunque su questa analisi che si
forma o si chiede il consenso. L'accordo unanime è però sull'azione
che si ritiene ne debba seguire e qui viene proposta.
Lo scadimento della
lotta politica dal dibattito delle idee al linciaggio delle persone
e le lunghe convulsioni che accompagnano la crisi micidiale del
potere di Berlusconi, dimostrano l'elevato grado di inagibilità
democratica di pericolosità sociale e di impotenza politica in cui è
caduto il nostro sistema.
I firmatari di
questo appello, le altre entità e persone che vi aderiscono e la
Sinistra Cristiana che nella sua veste di "Servizio politico" lo
promuove, scongiurano le forze politiche democratiche - a cominciare
dal maggior partito di opposizione - a riunirsi in un supremo sforzo
per arrestare il declino e ristabilire le condizioni di dignità,
onore, cultura e libertà nel nostro Paese.
Nei tempi più rapidi
sarebbe necessaria almeno una riforma elettorale che, fuori da
forzature autoritarie, premi di maggioranza e lotta alle minoranze,
restituisca rappresentanza ai cittadini, credito agli eletti,
azionabilità agli interessi negati e udibilità alle idee anche
critiche e innovatrici.
Tuttavia, nelle more
di tale riforma, che certamente ha bisogno di un vasto consenso, e
nell'attuale situazione di urgenza, a legislazione vigente
rivolgiamo un pressante invito alle forze e ai partiti
costituzionali, presenti o assenti in Parlamento, indipendentemente
dal loro denominarsi come democratici, liberali, riformisti,
antagonisti, comunisti, alle associazioni politiche democratiche e
ai Comitati per la Costituzione, per dar vita a una coalizione di
cultura e di governo che, in discontinuità con precedenti
insoddisfacenti esperienze, si potrebbe definire "Costellazione
democratica".
La base comune su
cui, in sintonia con i quattro punti dello storico discorso di Barak
Obama al Cairo del 4 giugno scorso, tale Costellazione democratica
potrebbe fondarsi, si può organizzare attorno a questi quattro
valori:
1) Il valore della
memoria come riserva critica della nostra identità democratica,
dall'unità d'Italia al fascismo, dalla Shoà alla Resistenza, dalla
Costituente alla Repubblica, e come antidoto al moltiplicarsi delle
vittime della violenza economica e politica, dei "respingimenti" e
delle guerre;
2) Il valore della
legalità, come attuazione della Costituzione e dei suoi postulati
fondamentali, a cominciare dalla laicità, condizione
dell'uguaglianza e della convivenza pacifica in un universo che è
plurietnico e plurireligioso; dal lavoro, come diritto e dignità di
ogni persona e fondamento della Repubblica; dal ripristino della
legalità soprattutto in ordine ai diritti fondamentali, alle
libertà, alla giurisdizione, alla partecipazione politica e alla
rappresentanza;
3) Il valore del
ruolo della Repubblica per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo
degli esseri umani, sia nell'ordine economico e sociale, sia nel
campo dell'informazione e dell'istruzione, con particolare
riferimento alle politiche per l'occupazione, per l'edilizia
abitativa, per l'infanzia, per standard di vita accettabili, per la
salvaguardia del Welfare e il rilancio della scuola pubblica, nel
riconoscimento della dimensione privata e pubblica dell'economia;
4) Il valore
dell'unità delle Nazioni, della pace, della liberazione dei popoli,
del concerto dei poteri pubblici per la stabilità e lo sviluppo
economico internazionale, della salvaguardia e dell'uso dei beni
comuni e della difesa della natura, condizioni della salvezza
storica oggi necessaria.
La condivisione di
questi valori non implica la rinuncia alle differenze. Ciascuna
delle componenti della Costellazione democratica, tenendo fede alla
propria ragione di essere, continuerà a coltivare i propri valori e
a elaborare le proprie culture incrementando nel rispetto reciproco
l'autonomia e il pluralismo.
Le componenti della
Costellazione democratica uniscono però le proprie forze in forma
visibile per un'azione comune nella società, volta alla crescita di
una cultura costituzionale, e allo sviluppo della libertà e del
pluralismo della comunicazione sociale e dell'informazione.
Esse contraggono nel
contempo un'alleanza elettorale capace di competere per la conquista
della maggioranza parlamentare, stabilendone le finalità in un patto
di legislatura aperto all'adesione di tutti i cittadini.
La maggioranza
parlamentare espressa da questa alleanza costituirà e sosterrà con
la sua fiducia il governo. Esso viene formato nell'ambito della
stessa maggioranza ma non necessariamente da tutte le sue
componenti, mentre tutte le componenti della maggioranza e i loro
singoli membri si vincolano a sostenere l'azione esecutiva e la
legislazione qualificante del governo, secondo il patto stabilito
coi cittadini. L'attività governativa non copre tutto lo spazio dei
problemi e dell'esercizio politico, ed è distinta dall'attività
legislativa, come sono distinti i relativi poteri. Non tutta la
legislazione esprime e deve essere conforme alla volontà del
governo. Nelle materie che non rientrano direttamente nello
specifico programma di governo e in cui esso non ritiene implicata
la fiducia al proprio operato (dal quadro istituzionale alla
bioetica), la maggioranza parlamentare concorre alla legislazione
senza vincolo di mandato.
La Costellazione
democratica valorizza e pratica il dialogo e il confronto
parlamentare, e approfondisce le relazioni con tutte le componenti
della società italiana, nessuna delle quali è considerata nemica.
L'accordo per dar
vita a tale Costellazione democratica non può essere rimandato al
momento delle prossime elezioni politiche, ma fin da ora ne deve
rappresentare la prefigurazione, l'urgenza e la prospettiva
risolutiva. È questo l'appello che rivolgiamo a tutti i soggetti
politici responsabili della vita del Paese.
16 ottobre 2009 (da
liberazione.it)
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