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LA QUESTIONE

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PRECARIZZAZIONE E SERVIZI PUBBLICI

parte 1
 

di Corrado Oddi

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L’articolo di Corrado Oddi, che segue, è la recensione-presentazione del volume "15 anni dopo: pubblico è meglio – INDAGINE SULLA TRASFORMAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI, DEL LAVORO E DELLA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA" curato dal medesimo Oddi e da Cinzia Arruzza di ATTAC Italia, edito da «Carta» e da «Ediesse» ed è attualmente in distribuzione in edicola con «Carta» settimanale (n.1 del 2007) e sarà presto in libreria. E' stato presentato il 10 gennaio 2007 a Roma. Corrado Oddi è coordinatore del Dipartimento «Welfare e riforme» della Fp Cgil nazionale. L'articolo è stato pubblicato sul n. 4 del 2006 di «Quale Stato», Rivista trimestrale della Funzione pubblica Cgil. (Questo testo, per semplificare l'impaginazione, è privo delle note inserite dall'autore, il testo integrale in .pdf si puo scaricare da qui)



La parola ai lavoratori e ai cittadini

Siamo finalmente giunti alla conclusione del lavoro promosso più di un anno fa assieme ad ARCI, ATTAC e Rete del nuovo municipio sulle trasformazioni intercorse in questi ultimi anni nei servizi pubblici locali e sulle conseguenze che esse hanno avuto nel lavoro, nella qualità dei servizi e nelle forme di artecipazione.
La complessità e anche la durata del lavoro ci viene ripagata dal notevole interesse e dall’univocità dei risultati che la ricerca ci consegna.
Come già ho avuto modo di ricordare su questa rivista 1,il nucleo centrale del lavoro si è sviluppato attorno a un’inchiesta sul campo volta a raccogliere le opinioni dei lavoratori dei servizi pubblici locali e delle associazioni di cittadini rispetto ai fenomeni di esternalizzazione/appalto dei servizi e a ciò che essi hanno determinato sulla qualità degli stessi, sul lavoro, sulle forme di partecipazione e sul coinvolgimento nelle scelte di assetto e definizione dei servizi. Più in particolare, la ricerca è stata condotta attraverso la somministrazione di due questionari su base campionaria, uno rivolto ai lavoratori dei settori degli enti locali, della sanità, dell’igiene ambientale pubblica, del trasporto pubblico locale e del settore pubblico dell’acqua; e l’altro alle associazioni di cittadini e consumatori in quattro o cinque importanti regioni, a seconda dei comparti interessati: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sicilia.

I questionari compilati dai lavoratori sono stati complessivamente 7972, di cui 2813 nel settore degli enti locali, 2232 nella sanità, 1221 nell’igiene ambientale pubblica, 1309 nel trasporto pubblico locale e 397 nel settore pubblico dell’acqua.
Le associazioni di cittadini che hanno risposto sono risultate essere 285, di cui 53 in relazione ai servizi erogati dagli enti locali, 45 dalla sanità, 109 dall’igiene ambientale pubblica, 26 dal trasporto pubblico locale e 52 dal settore dell’acqua: di queste, 87 contano meno di 100 iscritti, 81 associano tra 100 e 1000 iscritti e ben 117 associano più di 1000 iscritti.

L’ampiezza dell’universo interessato, nonché le modalità di costruzione del campione, ci consegnano, per quanto riguarda le risposte dei lavoratori, un quadro di rappresentatività decisamente significativo, soprattutto nei settori degli enti locali e della sanità. Rispetto ai questionari raccolti dalle associazioni di cittadini, stante le caratteristiche delle associazioni 2 e, anche qui, l’universo coinvolto, non v’è dubbio che l’insieme delle risposte
possono essere considerate come tendenze importanti e assolutamente indicative sul piano generale. È poi utile rammentare che esiste un buon grado di coincidenza dei servizi esaminati, nel senso che, in molti casi, le risposte dei lavoratori e quelle delle associazioni di cittadini si riferiscono al medesimo servizio territoriale, e ciò costituisce un elemento significativo per rendere ancor più comparabili le risposte che provengono dai lavoratori con quelle delle associazioni di cittadini.

Il quadro complessivo che emerge dalle risposte dei lavoratori e dalle associazioni di cittadini è sufficientemente chiaro e inequivoco: il ricorso a forme di esternalizzazione/appalto dei servizi pubblici ha raggiunto negli ultimi anni dimensioni considerevoli; esse hanno comportato generalmente un peggioramento delle condizioni quali/quantitative del lavoro e contribuito all’abbassamento della qualità dei servizi. Infine, siamo in presenza – e, anzi, s’è accentuato – di un dato di scarso coinvolgimento e partecipazione dei lavoratori e dei cittadini nelle scelte di fondo che riguardano l’assetto dei servizi. Secondo i giudizi espressi dai lavoratori, in questi ultimi anni i processi di esternalizzazione dei servizi sono stati diffusi in modo significativo in tutti i settori. Le risposte affermative rispetto all’avvenuta esternalizzazione di servizi negli ultimi 5 anni nel proprio ente/azienda, infatti, variano dal 71,1% degli enti locali all’83,8% dell’acqua (v. Tab. 1) Questo dato, di forte ricorso ai processi di esternalizzazione, viene confermato, sia pure in termini leggermente ridotti, anche dalle risposte fornite dalle associazioni di cittadini.

Generale è poi l’opinione, espressa dai lavoratori, che i processi di esternalizzazione hanno portato con sé cambiamenti negativi dal punto di vista della situazione occupazionale, dei diritti dei lavoratori e della qualità del servizio. Sull’occupazione si pronunciano in questo senso la maggioranza dei lavoratori, dal 50% di quelli della sanità al 67,9% di quelli dell’acqua (dà un giudizio positivo al massimo il 20% circa). I giudizi negativi poi crescono se si esaminano quelli relativi alle conseguenze sui diritti dei lavoratori e sulla qualità del servizio: qui, in termini generali, variano da più del 55% al 75%. Le associazioni di cittadini concordano con queste valutazioni sulle conseguenze negative delle esternalizzazioni sulla qualità del servizio, almeno per quei settori, enti locali e sanità, dove è possibile effettuare un confronto omogeneo: così si esprime il 53,3% delle associazioni di cittadini negli enti locali e il 57,1% nella sanità, mentre solo il 13,3% e l’11,4%, rispettivamente, dà un giudizio positivo (v. Tab. 2, 3, 4).

Non meno interessante è quanto si ricava dalla ricerca sul tema della qualità dei servizi in termini più generali: il peggioramento della qualità del servizio verificatosi negli ultimi anni viene segnalato, da parte dei lavoratori, in una misura che supera il 40% delle risposte; una percentuale analoga afferma che la qualità è rimasta sostanzialmente inalterata; un numero decisamente limitato, che va dal 6,4% dei lavoratori del settore del trasporto al 16,9% di quelli dell’igiene ambientale, si pronuncia in termini di miglioramento.

Il giudizio delle associazioni è un po’ meno negativo, ma di fatto segue la stessa linea di tendenza: pur essendo maggiormente diversificato tra i singoli settori, la percentuale di risposte che segnalano un miglioramento è sempre significativamente inferiore a quella delle risposte che indicano invece un peggioramento della qualità del servizio erogato e, fatta eccezione per il settore dell’igiene ambientale, anche con distanze percentuali significative. (da più del 10% del settore dei trasporti a più del 40% in quello dell’acqua). Come fattori determinanti di questo peggioramento, sia i lavoratori sia le associazioni di cittadini indicano, in primo luogo, le scelte strategiche compiute dagli enti e dalle aziende erogatrici dei servizi. Vi è qui una percezione non banale, una consapevolezza che questa situazione è il portato di un’imposta-zione generale: praticamente il 40% dei lavoratori e circa almeno il 30% delle associazioni di cittadini individua questo elemento come fattore prioritario nel peggioramento della qualità del servizio. Sempre a questo proposito, poi, sia i lavoratori sia le associazioni di cittadini attribuiscono un rilievo importante alle politiche di esternalizzazione dei servizi, che occupano il secondo posto tra i fattori decisivi in direzione delle trasformazioni negative che si sono prodotte negli ultimi anni. Emerge infine una differenza significativa, certamente non sorprendente, nel terzo fattore in ordine di importanza, tra il giudizio dei lavoratori e quello delle associazioni di cittadini: infatti, i primi sottolineano l’importanza delle scelte sull’occupazione e danno scarso rilievo alle politiche tariffarie, mentre le associazioni di cittadini rovesciano quest’ordine di priorità (v. Tab. 5 e 6).

Accanto al peggioramento della qualità dei servizi, emerge con nettezza un dato di forte negatività rispetto alla situazione occupazionale e alla qualità del lavoro. Infatti, in tutti i settori, la maggioranza dei lavoratori risponde che negli ultimi 5 anni l’occupazione è calata, con percentuali che variano dal 46% nel trasporto pubblico locale al 58,6% nella sanità. All’interno di questa situazione di calo complessivo dell’occupazione, acquista ancor più significato la segnalazione che, invece, l’occupazione ‘atipica’ è aumentata: così rispondono il 47,2% dei lavoratori dell’acqua, il 52,8% di quelli del trasporto pubblico locale, il 57,5% di quelli dell’igiene ambientale, il 65,3% della sanità e ben il 70,6% degli enti locali. Il fenomeno della precarizzazione crescente del lavoro è assai ben evidenziato da questi semplici dati e riteniamo di non sbagliare affermando che esso ormai ha raggiunto un livello di percezione molto diffuso (v. Tab. 7 e 8).

Ugualmente preoccupante è la valutazione che emerge in ordine al cambiamento della qualità del lavoro: i lavoratori denunciano un suo peggioramento in misura che varia dal 41%, nel settore dell’igiene ambientale, al 58,1% in quello del trasporto pubblico locale. Viceversa, chi ritiene che la propria qualità del lavoro sia migliorata va da un esiguo 4,3%, sempre nel settore del trasporto pubblico locale, al 16,8% in quello dell’igiene ambientale. Tra i vari aspetti che concorrono a definire la qualità del lavoro, è decisamente interessante notare come i lavoratori di tutti i settori diano giudizi molto drastici, in termini negativi, sulla scarsa informazione sulle scelte aziendali e, ancor più, sulla partecipazione e il coinvolgimento nelle stesse scelte. Infatti, su questi punti, le opinioni dei lavoratori esprimono la maggior insoddisfazione: in linea generale la percentuale di chi si esprime in questi termini oscilla tra l’80% e il 90%.

Queste valutazioni, peraltro, possono essere incrociate con i giudizi espressi dalle associazioni dei cittadini rispetto al tema della partecipazione e delle condizioni che la possono rendere possibile: il rapporto tra le associazioni di cittadini e il gestore del servizio viene giudicato inadeguato dalle associazioni stesse, con percentuali che variano da più del 55% a più dell’80% a seconda dei settori. Il grado di trasparenza sulla gestione del servizio viene ritenuto insufficiente in misura che va da più del 55% a più del 70% (v. Tab. 9)

 tabelle

parte 2

 

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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.