| | Lunedì 23 luglio 2007 la Provincia di Roma ha dedicato una intera giornata alle "Morti bianche ed al lavoro nero" iniziata con la proiezione di 'cortometraggi' al mattino e proseguita nel pomeriggio con un Consiglio Provinciale aperto sui problemi della sicurezza sul lavoro. In questa occasione sono stati messi in distribuzione gratuita i volumi del «Rapporto Argo "Morti bianche" e incidenti sul lavoro nella rappresentazione dei media - Il caso del Lazio», voluto dall'Assessore al lavoro Gloria Malaspina e approvata dalla Giunta dell'Amministrazione Provinciale di Roma. La ricerca e la redazione del libro sono state cooordinate da Paolo Ciofi e sono state realizzate da Progetto Argo , Associazione temporanea nata per iniziativa delle associazioni articolouno -I’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro- e MEGAchip -democrazia nell’informazione- in seguito alla giornata di lavori sul tema “Un pianeta dimenticato, il mondo del lavoro e il sistema dei media”, svoltasi l’11 novembre 2005 con il patrocinio del Presidente del Consiglio della Provincia di Roma. Il Rapporto Argo è costituito da un volume e tre DVD. Nella sintesi che segue illustriamo il contenuto del volume. Chi fosse interessato ad avere il Rapporto e i tre DVD può farne richiesta alla dottoressa Alessandra De Luca o alla dottoressa Giulia Prasca ai seguenti recapiti: ass.lavoro@provincia.roma.it , telefoni 0667667383, 0667667385. E possibile anche avere il solo libro in formato .pdf e si può scaricarlo da qui
RAPPORTO ARGO - sintesi - Il Rapporto Argo sulle “morti bianche” e gli infortuni sul lavoro nella rappresentazione dei media, voluto dall’Assessorato al Lavoro della Provincia di Roma e in primo luogo dall’Assessore Gloria Malaspina, è stato realizzato a seguito della giornata di lavori sul tema “Un pianeta dimenticato, il mondo del lavoro e il sistema dei media”, svoltasi l’11 novembre 2005 con il patrocinio del presidente del consiglio della Provincia di Roma, Adriano Labbucci. Dalla ricerca, che per la prima volta mette sotto osservazione le modalità con le quali Tv e carta stampata trattano uno dei fenomeni sociali e umani più drammatici del nostro tempo, emergono molteplici dati e valutazioni, significative dal punto di vista quantitativo e qualitativo.  Nel 2006, anno di riferimento della ricerca, sullo sfondo di circa 60 mila incidenti sul lavoro nella regione Lazio, i morti accertati sono stati 151, di cui 94 in provincia di Roma. Cifre che comprendono 141 casi registrati dall’Inail, più altri dieci rilevati da fonti diverse. Cifre comunque rilevanti e in forte aumento rispetto ai 113 eventi mortali che l’Inail aveva registrato nell’anno precedente, sebbene sottovalutate perché escludono i lavoratori in nero e i decessi da malattie professionali. In merito all’analisi delle modalità con cui tv e carta stampata hanno trattato le morti sul lavoro verificatesi nel Lazio nel corso del 2006 - in media una vita perduta ogni due giorni lavorativi -, sono stati presi in considerazione i tg nazionali di Rai, Mediaset e La 7, oltre al tg Lazio, nonché sedici quotidiani scelti con un criterio di ampia rappresentatività, di cui cinque a carattere locale, stampati nel territorio regionale. Per quanto riguarda i telegiornali nazionali, nell’insieme le reti pubbliche e private hanno dedicato solo undici servizi ai 151 decessi sul lavoro nel Lazio (sei della Rai, tre di Mediaset, due di La 7). Ma se si considera che dieci servizi su undici hanno riguardato un solo incidente, quello del 20 luglio 2006 a Terracina, si può ben dire che le “morti bianche” nel Lazio hanno trovato nei telegiornali nazionali uno spazio pressoché equivalente a zero. Nel contesto mediatico regionale, il cardine dell’informazione televisiva in materia è stato il Tg Lazio, cioè l’articolazione territoriale del servizio pubblico, che nel 2006 ha dedicato allle “morti bianche” 32 servizi, un numero che corrisponde a poco più del 20 per cento degli eventi luttuosi. Dal punto di vista qualitativo, poi, solo nel 14% dei casi la notizia di una vittima del lavoro conquista la copertina del telegiornale o viene data in apertura. La visibilità delle “morti bianche” nel complesso è indubbiamente maggiore sulla carta stampata. Gli articoli pubblicati sull’argomento dai sedici quotidiani oggetto dell’ analisi sono stati nel 2006 in totale 201: 168 sugli undici quotidiani di rilevanza nazionale, 33 su quelli locali. Se però si considera la media, non si arriva a tredici pezzi annui per testata, una cifra assolutamente sottodimensionata rispetto ai 151 morti sul lavoro nella regione. I principali quotidiani nazionali dedicano all’argomento 36 articoli (19 il Corriere della sera, 17 la Repubblica); i quotidiani di Roma 35 (17 Il Messaggero, 18 Il Tempo); i quotidiani politici che fanno riferimento ai principali partiti della sinistra 48 (27 l’Unità, 21 Liberazione), che diventano 58 prendendo in considerazione anche il manifesto; i quotidiani politici che fanno riferimento ai principali partiti della destra 19 (2 Il secolo d’Italia, 17 Il Giornale); L’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede, 20; Il sole-24 ore, che fa capo alla Confindustria, 0. Se ne deduce che la grande stampa sull’argomento offre meno informazioni dei quotidiani della sinistra politica e dell’Osservatore Romano, che ha condotto una vera e propria campagna contro le “morti bianche”. Secondo il quotidiano della Santa Sede queste non sono “un prezzo obbligatorio da pagare alle leggi dell’economia e del profitto”, ma derivano dal “non rispetto della vita umana” e da “una concezione ottocentesca del lavoro, nella quale i diritti sono intralci e l’impiego quasi un regalo”. Quanto alla collocazione dei pezzi, solo nel 36,8 per cento dei casi le notizie relative alle “morti bianche” vengono date in apertura di pagina. Nella misura del 25 per cento, invece, cadono tra le brevi. Gli interventi di giornalisti della Tv e della carta stampata presenti nel Rapporto confermano che, nell’insieme, l’informazione offerta dai media appare inadeguata a rappresentare la tragica e complessa realtà delle “morti bianche” nel Lazio e a Roma. Accanto all’insufficienza dei dati quantitativi che illuminano una realtà molto parziale, si nota l’assenza dell’inchiesta come pure la mancanza di una narrazione non episodica delle nuove presenze e contraddizioni del lavoro. La ricerca ha infatti rilevato che “morti bianche” e incidenti sul lavoro risultano fortemente legati alle trasformazioni dell’economia e della società e non sono, come si tende a sostenere, fenomeni connessi solo con le aree di arretratezza. Tra il 1996 e il 2005 i morti sul lavoro nel Lazio sono aumentati da 78 a 113 (+44,87 per cento). Nello stesso periodo, gli infortuni sono passati nella regione da 50.694 a 57.964 (+14,23 per cento). Il record negativo delle “morti bianche” nel Lazio e a Roma nel 2006 è collegato all’incremento rilevante degli infortuni che si registra nei servizi e in genere in quelle attività che comportano frequenti spostamenti e maggiore mobilità. In altre parole, l’affermarsi di un nuovo modello metropolitano, con la crescita delle attività terziarie e di servizio alle persone e alle imprese, ha comportato uno spostamento degli infortuni dai settori più tradizionali (edilizia, primario e secondario) verso quelli più avanzati e moderni, peraltro in stretto rapporto con la diffusione del subappalto, della precarietà e del lavoro nero. È un’evoluzione confermata dall’andamento degli ultimi tre anni (2003-2005). Infatti, mentre gli infortuni sul lavoro flettono in agricoltura (-9,5 per cento), nell’industria manifatturiera (-7,2) e nelle costruzioni (-1,1), aumentano nei trasporti (+4,5), nel commercio (+8,1) e nei servizi alle imprese (+10,3). L’analisi della normativa relativa alla sicurezza e tutela della salute di chi lavora, degli strumenti operativi di lnail e delle Asl, delle risorse stanziate dalla Regione Lazio per il 2006-2008, offre un quadro di insieme per valutare la complessità della materia e l’ampiezza degli interventi da realizzare. Emerge comunque con chiarezza che per portare nel territorio l’azione di contrasto contro le “morti bianche” e gli infortuni sul lavoro all’altezza dei fenomeni in atto occorrerà considerare con particolare attenzione le modalità informative della comunicazione, e verificare nei loro effetti pratici i provvedimenti di recente adottati dal Governo. “Il valore del lavoro, come base della Repubblica democratica – ha sottolineato ancora di recente il presidente della Repubblica - chiama più che mai alla tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni”. |