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Silvio Berlusconi e il potere del denaro

 
 

4. Thatcheriani e “imbecilli di sinistra”

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Alla sottosegretaria Laura Pennacchi, che aveva posto fine alla sua collaborazione con Giuliano Amato e lasciato il governo (“Loro sono thatcheriani, io me ne vado”), il nuovo titolare del Tesoro – da sempre sostenitore della necessità di “destatalizzare il sistema previdenziale” - trovava il modo di mandare a dire poche parole, in perfetto stile anglosassone e con inusitata signorilità: “Chi non vuole riformare le pensioni è gigantescamente stupido”. “I quattrini che ciascuno di noi dà all’Inps rendono l’1,5 per cento, mentre i quattrini che si possono mettere in un fondo pensioni rendono a dir poco il 4 per cento (…). Nei rendimenti finanziari non vi può essere scelta di destra o di sinistra: il 4 per cento è il doppio del 2 sia per la destra che per la sinistra. E se c’è qualcuno di sinistra che dice che il 4 per cento è meno del 2 è un imbecille di sinistra”.
Vista la rigogliosità della categoria, una delle poche davvero trasversali e super partes, trovo poco elegante aprire un dibattito intorno alla sottile e appassionante questione della presenza degli imbecilli, siano essi di sinistra o di destra. Mi limito a ricordare che è stato l’ex ministro del lavoro dell’amministrazione Clinton Robert Reich, professore dell’Università Brandeis nel Massachusetts, a sostenere di essere “contrario a privatizzare le pensioni, nel senso di consentire che vengano giocate in Borsa”. “Ci vuole una rete di sicurezza per chi ha lavorato tutta la vita”, precisa Reich, il quale invita l’Europa a “non imitare il modello Usa”.
Ma l’onorevole Amato, dopo aver chiarito che quattro è il doppio di due, non spiega cosa accade ai pensionati quando le quotazioni borsistiche scendono. O quando i fondi pensione vengono semplicemente razziati, come nella vicenda Enron. Né sembra che la questione lo preoccupi. Per lui vale questa “scelta di civiltà”: la pensione di chi ha lavorato tutta la vita come effetto delle quotazioni di Borsa. Non si era mai vista una forma così smaccata, e se mi è consentito così poco civile, di subordinazione del lavoro al capitale. Tuttavia il dottor Sottile dice che tagliare la spesa pensionistica, e sottoporre le pensioni alle fluttuazioni di Borsa, è riformismo. Di sinistra.
In sintesi, la politica economica dei governi ulivisti e di centro-sinistra si presenta con una doppia faccia, come Giano bifronte. Da un lato, per il tramite della concertazione e dei “patti sociali”, sono state compiute scelte che hanno consentito all’Italia di rispettare i parametri di Maastricht e di entrare nell’Unione monetaria europea ponendo fine alle svalutazioni competitive: come attestano la riduzione del rapporto deficit/Pil dal 7 per cento nel 1996 all’1,5 per cento nel 2000, la diminuzione del tasso d’inflazione dal 4 al 2 per cento, l’abbassamento notevole dei tassi d’interesse. Dall’altro lato, i costi del risanamento sono stati caricati sulle spalle degli operai e dei lavoratori dipendenti, a fronte dell’incentivazione a fondo perduto dell’impresa. Gran parte del gruppo dirigente dei Ds, compiendo questa scelta strategica, ha messo in evidenza “profonde debolezze culturali nei confronti dei poteri industriali e finanziari, ha perso via via i contatti con il mondo del lavoro dipendente, e non è riuscita ad accrescere il consenso da parte del lavoro autonomo e delle piccole imprese”.
Più in generale, chiusa la fase della combinazione tra alta tecnocrazia rappresentata dal binomio Ciampi-Prodi e sinistra moderata in posizione subalterna, che garantiva il riaggiustamento economico in assenza di conflittualità sociale, i Ds alla guida del governo hanno dimostrato di non possedere un autonomo modello di riferimento, e di non essere in grado di poterlo elaborare. L’enfasi posta sulla flessibilità del lavoro ha finito per produrre un duplice effetto negativo. Su un versante, la flessibilità ha ostacolato l’innovazione scientifica e tecnologica, giocando in sostanza lo stesso ruolo negativo delle svalutazioni competitive in condizioni di fluttuazione della lira. Sull’altro, ha favorito l’offensiva della destra contro il lavoro, se non ne ha costituito addirittura la premessa.

 
   

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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.