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Nullafacenti pubblici e iperattivi pubblici e privati

 
 

di Sandro Morelli*

 
     
 

Se si guarda alla sua complessa e multiforme attività accademica e anche extra-accademica, non si può certamente definire il prof Pietro Ichino[2] un ‘nullafacente’, e siamo certi che – anche per il rispetto che merita – se (per assurdo) venisse un giorno praticata la sua proposta[3], nella pubblica amministrazione presso la quale opera nessuno lo indicherà mai come tale, né egli sarà mai costretto ad indicare un collega meritorio di quell’appellativo, e di essere dunque cacciato in sua vece. Anche se stentiamo a credere che il prof Ichino non veda, fra i suoi colleghi (e, come è eticamente doveroso, a partire da sé) chi, in quella specifica pubblica amministrazione, potrebbe fare di più e meglio 

Stabilito dunque che non è certo di lui e dei suoi colleghi docenti universitari che, in particolare,  qui si vuole parlare, vediamo piuttosto di che cosa parla Ichino e, soprattutto, di che cosa si parla, in generale, quando ci si riferisce alla pubblica amministrazione.

 In primo luogo, sarebbe ora di parlare di pubbliche amministrazioni (al plurale, insomma) anche per aiutare i tanti che ne parlano a recuperare almeno un po’ di terreno rispetto a coloro che almeno un po’ ne sanno: quanti sanno, infatti, che i ministeriali e affini (insomma statali e ‘parastatali’, come si dice ancora oggi) sono 316.816 (dato ufficiale del 2001: v.successiva nota 3) su più di due milioni e mezzo di pubblici dipendenti, oltre un milione dei quali è costituito dai  docenti e dal personale delle scuole di ogni ordine e grado, delle università e dei centri di ricerca, compreso dunque il prof. Ichino e i suoi colleghi[4]?

La ‘vulgata’ sull’impiegato pubblico ‘nullafacente’ sembra invece proprio aver preso a modello (ingiustamente, ma non incomprensibilmente) quei 316.816 (il 12,5% del totale) che costituisce da sempre il banale stereotipo del ‘mezzemaniche’ ottocentesco, per simbolizzare l’idea sbagliata ma interessata di una pubblica amministrazione indifferenziata che costituirebbe un mero costo sostanzialmente improduttivo e una remora alla ‘modernizzazione’ del Paese. Modernizzazione che, peraltro, dovrebbe naturalmente consistere nella crescente estensione delle aree di liberalizzazione e di privatizzazione dei sistemi pubblici, i quali si presentano come un mercato ricco e protetto dalla competizione globale, su cui punta con crescente avidità un sistema imprenditoriale e manageriale piuttosto straccione e provinciale, un «capitalismo senza capitali» incapace di investire sulla qualità e in cerca, piuttosto, di rapidi e ingenti accumulazioni finanziarie. Dai ‘furbetti del quartierino’ alle vicende recenti delle autostrade e di Telecom - fatte le dovute e consistenti differenze - il saldo finale è purtroppo sotto gli occhi di tutti: l’Italia è sempre più marginale nei settori strategici sui mercati mondiali e priva di politiche di sviluppo e industriali in grado di poter contare su moderne forme dell’intervento pubblico, grazie anche ai vincoli prodotti dagli orientamenti e dai provvedimenti schiettamente liberisti dell’UE.     

 

È in questa temperie che si sta accentuando un concentrico attacco ideologico rivolto contro il sistema e il lavoro pubblico e, quindi, non solo contro i diritti del lavoro pubblico, ma contro le tutele sociali universali che solo un sistema pubblico democraticamente partecipato e politicamente regolato - e protetto dalle invasioni barbariche del mercato - può garantire.

Un attacco che non nasce oggi, ma – è bene ripeterlo - con l’assedio neoliberista e mercatista guidato dal ‘pensiero unico’ dilagato negli ultimi quindici anni.

Gli effetti, nelle pubbliche amministrazioni, ci sono già da tempo e sono consistenti, al punto che si può dire (ma pochi ne hanno l’esatta percezione) che è nel sistema pubblico, ormai, l’epicentro delle forme di precarizzazione del lavoro e – grazie alle ‘esternalizzazioni’ (privatizzazioni) di funzioni pubbliche spesso anche strategiche - della universalità e dell’efficacia dei pubblici servizi stessi[5].

Difendere e qualificare il lavoro pubblico nel sistema delle funzioni pubbliche, è dunque un dovere ormai indistinguibile dalla difesa, dalla qualificazione e dall’estensione del diritto di tutti i cittadini all’accesso universalistico a servizi pubblici efficaci. 

Non sembra andare nella giusta direzione, purtroppo, il recente Disegno di legge governativo S772 (depositato in Senato) recante: Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali[6], nel quale – fatta salva la «proprietà pubblica delle reti e degli altri beni pubblici strumentali all’esercizio, nonché la gestione pubblica delle risorse e dei servizi idrici» (in doveroso omaggio al punto conquistato non senza fatica nel programma dell’Unione), si può leggere un incondizionato peana levato a favore dell’esclusivo ‘affidamento a gara’ dei servizi, mentre la possibilità per gli Enti locali di ricorrere non solo alla gestione diretta ma persino ad una Spa interamente pubblica (prevista dall’art. 113 del Testo Unico degli Enti locali) è giudicata come una «involuzione del processo di riforma» attraverso il quale il vecchio governo (di centro-destra!) avrebbe sostanzialmente «operato un vero e proprio ritorno al passato, lasciando solamente come opzionale l’affidamento a gara del servizi».

Che fare, dunque?

 

Sembra necessario muoversi almeno su due piani fra loro strettamente connessi.

 

  1. Continuare ad impegnarsi con crescente determinazione e crescenti convergenze operative – nella politica, nella società, nelle istituzioni - perché maturi nella cultura politica, sociale e di governo la consapevolezza della centralità e del valore degli spazi pubblici (e del lavoro pubblico) a garanzia dei diritti universali nel lavoro e nella cittadinanza. Vanno in questa giusta direzione varie iniziative già in cantiere. Per brevità si possono solo citare qui l’imminente lancio (Firenze, 7 ottobre) della raccolta di firme a sostegno di una legge d’iniziativa popolare dal titolo: Principi per la tutela e la gestione delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico, e la ‘campagna europea’ (e italiana) per i servizi pubblici promossa sia dai sindacati europei delle pubbliche funzioni (Fsesp) aderenti alla Confederazione Europea dei sindacati (Ces) sia dalle associazioni e dai movimenti in occasione del recente Forum Sociale Europeo (Atene, maggio 2006).

 

  1. Valorizzare e qualificare la centralità del lavoro pubblico, a partire dall’impegno di lotta contro la precarietà - che porterà decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di rappresentanti e militanti di movimenti ed associazioni, tutti insieme a Roma il 4 novembre prossimo[7] - e dal sostegno alla giusta posizione assunta dai sindacati confederali delle lavoratrici e dei lavoratori del pubblico impiego che rivendicano dal governo non solo l’avvio, finalmente, del confronto sui contratti da mesi scaduti, ma l’istituzione di un Tavolo per un «Patto per il lavoro pubblico», fondato su un approccio finalmente innovativo: disponibilità dei sindacati a contrattare processi di mobilità concordati a fronte dell’avvio della stabilizzazione del lavoro precario e di un’effettiva lotta agli sprechi e alle disfunzioni nella spesa delle pubbliche amministrazioni, in opposizione a politiche indiscriminate di tagli e riduzioni sia dei diritti nel lavoro che dei diritti dei cittadini[8].

 

In conclusione, qualunque iniziativa tendente a contrastare la ‘vulgata’ e le misconoscenze intenzionalmente diffuse a piene mani attorno alla vera natura del sistema e del lavoro pubblico sarà preziosa, nel prossimo futuro.

Anche «Articolouno», se vorrà, potrà dare il suo importante contributo.         


[1] Direttore di «Quale Stato», rivista trimestrale della Funzione pubblica Cgil

[2] Dal 1975, iscritto all’Albo degli avvocati e procuratori di Milano, Pietro Ichino esercita l’attività forense e dal 1991 è professore ordinario di Diritto del lavoro nell'Università statale di Milano.
Giornalista pubblicista dal 1970, dal 1997 è editorialista del «Corriere della Sera». Dall'aprile 1998 al marzo 1999 ha collaborato anche con «l'Unità». Autore di numerosi saggi e pubblicazioni, nel 1985 ha assunto l'incarico di coordinatore della redazione della «Rivista italiana di diritto del lavoro» (diretta dal prof. Giuseppe Pera), della quale è stato vicedirettore dal 1991 ed è ora direttore responsabile.  Dal 1997 al 2002 è stato presidente del Collegio arbitrale per i dirigenti del settore delle assicurazioni.

[3] In tre successivi articoli – Ma lo Stato tagli sui fannulloni; Il sindacato e i nullafacenti; Tre domande ai sindacati – apparsi sul «Corriere della Sera» rispettivamente il 24, il 29 agosto e il 5 settembre, Ichino ha proposto che, almeno per l’1% all’anno, siano individuati nella pubblica amministrazione i ‘nullafacenti’ da ‘tagliare’, concedendo naturalmente ad essi il diritto di difesa e persino la possibilità di indicare in un collega ancor più ‘nullafacente’ l’obiettivo del provvedimento. Naturalmente ne è nata una fitta polemica - che ha coinvolto sindacalisti e non solo - che qui non è possibile né strettamente necessario illustrare. Ci limitiamo – per chi ne fosse incuriosito – al rinvio agli articoli di Michele Salvati («Corriere della sera», 3 settembre) e di Paolo Leon («l'Unità», 2 settembre) che hanno direttamente interloquito (con diversa impostazione e, naturalmente, diversa intensità polemica) con gli scritti di Ichino.

[4] Precisamente, i dati censiti nel 2001 in occasione del rinnovo elettivo delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) - riferiti al numero dei pubblici dipendenti ‘aventi diritto al voto’ nei  i diversi comparti di contrattazione delle diverse amministrazioni pubbliche (esclusi, quindi, gli ‘atipici’, cioè tutti i ‘precari’ a diverso titolo non classificabili come dipendenti a tempo indeterminato) - sono i seguenti:  AZIENDE AUTONOME DELLO STATO: 32.365; ENTI PUBBLICI NON ECONOMICI: 60.632; MINISTERI ( comprese le Agenzie fiscali e i dipendenti della Presidenza del Consiglio): 256.184; REGIONI E AUTONOMIE LOCALI: 536.693; RICERCA: 16.327; SANITA’: 542.331; UNIVERSITA’: 57.325; ISTITUZIONI DI ALTA FORMAZIONE E SPECIALIZZAZIONE ARTISTICA: 9.427; SCUOLA: 1.023.725. Per un totale di 2.535.009, assolutamente in linea con la media europea del rapporto Addetti alle pp.aa./Popolazione, e al di sotto del livello medio di tale rapporto nei paesi europei più ‘avanzati’ (Francia, ma anche Germania, Gran Bretagna ed altri) [Fonte dei dati: ARAN]. 

[5] Vedi, ad esempio, Corrado Oddi, IL MERCATO NEL WELFARE – Percezioni ed effetti della precarizzazione del lavoro pubblico. A proposito della ricerca curata da Arci, Arnm  (Rete del nuovo Municipio), Fp Cgil, in «Quale Stato», 2-3, 2006, pp. 329 e segg. Nell’articolo Oddi – che coordina il lavoro del Dipartimento «Welfare e Riforme» della Fp Cgil e ha partecipato al coordinamento della ricerca citata - stima che nel 2004 almeno il 13% degli addetti nelle pubbliche amministrazioni siano ormai lavoratori ‘atipici’ precari (non con rapporto di lavoro a tempo indeterminato). A questi si potrebbero ‘aggiungere’ – in termini concettualmente politici: guardando cioè all’evoluzione qualitativa del sistema pubblico - le lavoratrici ed i lavoratori via via espulsi dal sistema pubblico in senso stretto, grazie ai processi di esternalizzazione/privatizzazione di funzioni e servizi pubblici.  

[6] Per consultarne il testo e leggerne alcuni condivisibili commenti, si veda ad esempio il sito di ATTAC Italia: www.attac.it

[7] Vedine l’appello e i promotori nel sito: www.stoprecarietaora.org

[8] Vedi il testo del documento unitario della Funzione pubblica Cgil, della Cisl Funzione pubblica, della Uil Fpl e Uil pubblica amministrazione (Patto per il lavoro pubblico), nel sito della Funzione pubblica Cgil: www.fpcgil.it , nel quale si può leggere anche: Per una svolta vera l’iniziativa sindacale è decisiva, l’ editoriale di Carlo Podda, segretario generale della Fp Cgil, che apre l’ultimo fascicolo di «Quale Stato», 2/3, 2006.      

 
  *Sandro Morelli
Direttore di ‘Quale Stato’ – Rivista trimestrale della Funzione pubblica CGIL
 
 

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Ultimo aggiornamento: 06-11-06.