| |
Oggi l’autoreferenzialità
della politica come privilegio delle élites non è l’espressione di
un’arretratezza tipicamente italiana, bensì l’effetto di un processo
globale. E’ la certificazione autentica, pressoché universalmente praticata,
della rinuncia della politica medesima alla trasformazione della società,
l’approdo della sua stessa trasformazione in amministrazione (più o meno
competente) dei rapporti economico-sociali esistenti. Ma la globalizzazione
capitalistica va ancora oltre, fino a considerare la politica come pura
funzione tecnica del capitale. Questa è la risultante della sconfitta
storica subita dal movimento operaio e dei lavoratori alla fine del
Novecento.
Il crollo dell’Urss, sebbene
lo Stato sovietico non incarnasse i principi comunisti di uguaglianza e
libertà che stanno a fondamento del pensiero critico di Marx, ha cambiato
insieme ai connotati geopolitici del mondo anche i rapporti di forza globali
a vantaggio del capitale. Secondo una brutale ma calzante definizione di
Luttwak, la globalizzazione che ne è seguita, al di là della ridefinizione
dei concetti di spazio e di tempo in conseguenza di una straordinaria
rivoluzione tecnico-scientifica, si presenta come “dittatura” del capitale,
ossia come assoluta libertà di disporre del lavoro, ricondotto allo stato
“naturale” di merce, senza alcun limite né condizionamento.
Ma la “dittatura” del
capitale globale, che si identifica nel dominio unilaterale di una sola
potenza, genera contraddizioni esplosive che gli Usa non sono in grado di
governare, e avvolge il mondo in una spirale di violenza che sopprime la
politica, di cui il terrorismo è l’espressione più disumana e aberrante. Le
contraddizioni insanabili del capitalismo globale si manifestano attraverso
il calo dei ritmi di crescita in corrispondenza dell’incremento sfrenato
dello sfruttamento, la svalorizzazione generalizzata del lavoro e la
distruzione della natura - cioè delle forze produttive fondamentali -, la
spoliazione dei risparmiatori. Al carattere sempre più sociale della
produzione materiale e immateriale fa riscontro l’esasperato privatismo
nell’appropriazione dei frutti del lavoro.
L’effetto complessivo è un
aumento gigantesco delle disuguaglianze, la polarizzazione di ricchezza e
povertà, e dunque la sostanziale cancellazione della middle class: di quei
ceti medi che costituiscono la base sociale della politica moderata e
centrista. La svalorizzazione del lavoro è il presupposto della
valorizzazione del capitale finanziario, vale a dire della speculazione di
Borsa, ma il dominio del capitale finanziario su quello industriale
moltiplica l’incertezza dei destini personali e l’instabilità globale. Alla
fine, l’unica via d’uscita sembra la guerra: nasce un nuovo imperialismo
alla conquista delle risorse del mondo.
Secondo l’analisi di Marx, a
un dato livello del loro sviluppo, la forze produttive materiali e
immateriali entrano in contraddizione con i rapporti di produzione, cioè con
i rapporti di proprietà - equivalente giuridico di tale espressione -, che
incatenano l’economia e la società, logorano le relazioni umane, comprimono
il libero sviluppo della persona. Oggi, nell’epoca della privatizzazione
universale, questa contraddizione si presenta in forma esasperata. Viene
privatizzata la scuola, l’università, la ricerca. Vengono privatizzati gli
ospedali e i cimiteri, l’acqua e il territorio, l’atmosfera e l’iperspazio.
Anche il corpo umano viene privatizzato, attraverso la sequenza del genoma.
Viene privatizzata persino la guerra. Al culmine dell’esaltazione della
proprietà privata, la privatizzazione della politica segue il suo corso: non
più spazio pubblico a disposizione dell’agire collettivo come effetto
dell’entrata in campo delle masse degli sfruttati politicamente organizzate,
ma bene di mercato commerciale e commerciabile per chi dispone della
ricchezza.
Abbiamo tutti sotto gli
occhi innumerevoli esempi di come la concentrazione della proprietà privata
sui fondamentali mezzi di produzione, di comunicazione e di scambio, e
persino su quelli che una volta venivano considerati beni comuni
dell’umanità, produca effetti devastanti sulla società e sull’ambiente,
sulla vita di ogni persona. La contraddizione tra modernità delle forze
produttive (sempre più sociali) e arretratezza dei rapporti di proprietà
(sempre più privati) è resa particolarmente acuta dall’assenza di una
soggettività politica che - per usare il lessico marxiano - spezzi le catene
che opprimono la società, assumendo in prima persona la rappresentanza del
lavoro per rovesciare la “dittatura” del capitale.
In assenza della
rappresentanza del lavoro, la stessa democrazia - che è una forma storica
determinata dai conflitti tra le classi - cambia natura. Non più espressione
del prevalere dei non possidenti nel corso di un inesauribile conflitto per
l’uguaglianza, che via via si estende e ingloba sempre nuovi diritti, come è
avvenuto nell’arco del Novecento fino alla conquista della Costituzione
fondata sul lavoro. Ma il semplice capovolgimento di tale processo, e la
banale riduzione della democrazia all’applicazione del principio di
maggioranza, che tuttavia non basta a definirne la sostanza, giacché – come
da gran tempo aveva osservato Aristotile nel suo antico trattato di politica
– anche le oligarchie vengono elette dalla maggioranza, e decidono a
maggioranza.
Bobbio conferma che
“l’essenza della democrazia è l’egualitarismo”. Tuttavia, quando nel sistema
politico una parte decisiva della società non ha rappresentanza, non ci può
essere ugualitarismo. E così la democrazia postnovecentesca regredisce verso
il passato, dominata dal “libero” alternarsi al potere delle oligarchie
possidenti. Un altro liberal, J. K. Galbraith, ha osservato che in queste
condizioni il sistema politico americano già da tempo si è conformato sulle
esigenze del “benestante appagato”, che non vuole pagare le tasse e intende
la libertà come esclusivo godimento della propria ricchezza.
>>>segue
|
*Questo
saggio di Paolo Ciofi verrà pubblicato sul prossimo numero di “Mondo
Nuovo” edito da La Città del Sole.
I titoli dei capitoli sono
di questa edizione online |
|
|