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Questo è il nostro augurio agli operai e tecnici di Termini Imerese. Ai
ricercatori della Ispra. E anche ai lavoratori della Innse, che hanno
vinto. A tutti quelli che sono saliti sui tetti delle fabbriche e in
cima al Colosseo per dire al mondo che esistono, e hanno diritto al
lavoro e a una vita dignitosa. Alle donne, che soffrono per i salari più
bassi e per i più alti tassi di inoccupazione in Europa, per il taglio
drastico dei servizi sociali. Ai precari, espropriati del presente e del
futuro, che vivono nella perenne incertezza. Agli immigrati, che per
fuggire dalla fame e trovare lavoro vanno incontro alla galera e alla
morte. E anche ai vecchi e agli anziani, che dopo aver lavorato tutta la
vita sono costretti a tirare avanti con pensioni che spesso non bastano
per mettere insieme pane e companatico. Insomma, a tutti quelli, uomini
e donne, che hanno vissuto, vivono e vivranno del loro lavoro, e
aspirano a una vita migliore.
Auguri a loro e all’Italia, stretta nella morsa di una crisi che la sta
portando indietro di decenni: perché non c’è avvenire per il Paese e per
la democrazia se il lavoro viene svalorizzato, frantumato, svilito a
vantaggio del profitto, della speculazione, della finanza; e se le
lavoratrici e i lavoratori vengono resi subalterni, deprivati dei
diritti fondamentali, espropriati degli strumenti della cultura e della
rappresentanza sociale e politica. Sostenere oggi che la crisi è in via
di superamento mentre aumentano la disoccupazione, la disuguaglianza e
la povertà è una menzogna senza ritegno. A meno che non s’intenda che la
crisi finisce quando tutto torna come prima, con le banche, la finanza e
gli speculatori a fare il bello e il cattivo tempo. Ma chi ragiona così
non fa altro che portarci verso una nuova catastrofe.
Perciò questo è anche un augurio di lotta. Un augurio e un incitamento a
non cedere. Anzi, ad allargare il fronte. A costruire in pari tempo gli
strumenti per una lotta duratura, che muovendo dalla difesa
del’occupazione e del salario invada il campo della cultura e della
politica per restituire all’intero mondo del lavoro diritti, autonomia e
libertà. L’esperienza storica ci ha lasciato un insegnamento da non
dimenticare: senza la lotta i lavoratori e le classi subalterne non
hanno mai ottenuto nulla. E senza la lotta dei lavoratori e delle classi
subalterne l’Italia non avrebbe ottenuto fondamentali conquiste di
civiltà, a cominciare dalla democrazia repubblicana. Dunque non
rassegniamoci. Continuiamo a lottare. E costruiamo quell’alleanza tra
lavoro e sapere, cioè tra materiale e immateriale, tra lavoratori del
braccio e della mente, tra popolo e intellettuali, che oggi appare
indispensabile per rovesciare la tendenza alla decadenza e al degrado.
Buon
2010. E buon lavoro.
Paolo Ciofi
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